Ispirazioni e idee per il tuo progetto | | Jimdo Blog https://www.jimdo.com/it/blog/ispirazione/ Consigli di marketing e web per piccole imprese e freelance Thu, 03 Aug 2023 11:18:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 245713700 7 siti fotografici che lasciano il segno https://www.jimdo.com/it/blog/creare-sito-fotografico/ Wed, 02 Mar 2022 17:22:24 +0000 https://www.jimdo.com/it/blog/?p=186 Cosa distingue un sito fotografico efficace dagli altri? Innanzitutto deve mettere in primo piano le fotografie: questo è ciò che fa realmente la differenza, che si tratti di un sito di fotografia per matrimoni, di tipo paesaggistico o altro. Il sito fotografico per eccellenza deve riflettere sia la tua personalità che il tuo lavoro.

Proprio come faresti nel tuo studio, anche il tuo sito Jimdo ti offre tantissime possibilità per esporre le tue foto. In questo articolo ti mostreremo alcuni siti fotografici veramente ben strutturati e ti spiegheremo cosa li rende perfetti ai nostri occhi. 

Marina Proksch-Park Photography: armonia cromatica sin nei minimi dettagli

Come fotografa di famiglie, la passione di Marina è quella di catturare le tappe più significative della vita delle persone, partendo da scatti di coppia fino ad arrivare a ritratti di famiglia, passando per foto di donne in dolce attesa e di bambini appena nati. Lo stile fotografico di Marina è luminoso, caldo e naturale e si riflette nella palette di colori scelta per il suo sito, che non a caso risulta attraente, professionale e perfetto per mettere in evidenza il suo portfolio. Un elemento molto utile di questo sito è il calendario integrato, uno strumento che permette ai clienti di Marina di prenotare facilmente un servizio fotografico.

Siti fotografici che lasciano il segno

Occhi puntati sul portfolio: “Hej, it’s her”, il sito fotografico di Alina

Il progetto fotografico di Alina, “Empower women with amazing pictures” iniziò nel 2020 e racchiude scatti che immortalano donne in diversi scenari, da donne d’affari sul posto di lavoro a supermamme in azione, da atlete ad artiste all’opera. Il suo obiettivo è quello di ritrarre le donne così come sono, attraverso “ritratti femminili minimalisti, senza tanti fronzoli”. Alina è rimasta fedele a questo principio anche nel creare il suo sito hej-its-her.com, dove puoi trovare tutte le informazioni essenziali senza però distogliere l’attenzione dal progetto. Il layout pulito e ben strutturato che accoglie i ritratti femminili nella galleria di immagini, contribuisce a farle risaltare.

Siti fotografici che lasciano il segno

Rocco Parente: immagini che parlano 

Genuine, vivaci e fedeli alla realtà: con questi aggettivi Rocco descrive le sue fotografie di matrimoni. Da dieci anni, questo fotografo svizzero immortala il “giorno più bello” di tante coppie, catturando nei suoi scatti le intense emozioni che lo rendono unico e personale. Aggiungendo le recensioni al suo sito roccoparente.com, Rocco mostra la soddisfazione dei suoi clienti e la bellezza del risultato finale. Inoltre, nella sezione dedicata ai Servizi, descrive i pacchetti “bronze”, “silver” e “gold” che si possono acquistare, in modo che i clienti possano scegliere liberamente in base alle loro esigenze.

Siti fotografici che lasciano il segno

Struttura chiara e risposte esaurienti: la sezione delle FAQ di Studio B

Il sito di Studio B è meno romantico e più professionale. Il suo design semplice e ben strutturato contribuisce a presentare al meglio gli scatti possibili per la creazione di un brand personale. La galleria mostra tre o quattro immagini per ogni progetto, in modo da dare una panoramica completa sulla diversità e la varietà delle persone fotografate. Ma cosa si intende per fotografia per un brand personale? Per rispondere a questa domanda, Studio B ha inserito sul sito una sezione dedicata alle FAQ in cui spiega i dettagli dei suoi servizi. Ottima idea!

Siti fotografici che lasciano il segno

Stile minimal ma di effetto: il sito fotografico di Igor Trepeshchenok 

Una foto vale più di mille… sai già come terminare la frase. Questa frase, così spesso usata ma allo stesso tempo così vera, ha ispirato Igor nella creazione del suo sito trepeshchenok.com. Le sue immagini di paesaggi, minimal ma di effetto, parlano da sole e non hanno bisogno di essere accompagnate da altro. Inoltre, lo stile sobrio del sito sottolinea la storia che queste affascinanti foto hanno da raccontare. Nei suoi scatti, Igor vuole raccontare la vita reale, così com’è, senza abbellirla in nessun modo. La galleria del fotografo lettone propone tutte le immagini insieme e ti consente di allargarle a schermo pieno se lo desideri: semplice ma ingegnoso.

Siti fotografici che lasciano il segno

Suggerimenti personali: Peter Hinz raccomanda i suoi partner di fiducia

Peter si dedica con passione da diversi anni alla fotografia di matrimoni e di eventi. Lo noterai subito dall’immagine eroe del suo sito fotografie-hinz.de. Nel corso della sua carriera, ha fatto tantissime fotografie e lo si vede bene dalla sua ampia galleria che mostra alla perfezione la sua abilità nell’immortalare le emozioni che caratterizzano eventi anche molto diversi tra loro. La cosa che ci ha colpito di questo sito è la pagina dedicata alle “raccomandazioni” in cui Peter segnala colleghi di fiducia che offrono fiori, musica e altro, per organizzare al meglio un matrimonio.

Siti fotografici che lasciano il segno

La sezione dedicata ai consigli di Lunaphelia

“La ragazza che ama la luna”: è questo il significato della parola latina che ha ispirato lo pseudonimo Lunaphelia. Linda, fotografa svizzera, vede la fotografia come “forma di espressione” e adora giocare con l’atmosfera misteriosa creata dalla luna. Il suo sito, Lunaphelia, riflette alla perfezione questo alone di mistero. Personalmente apprezziamo molto la sezione “Tips and Tricks” in cui dispensa consigli di fotografia ai visitatori. Il sito è ancora in costruzione, ma i presupposti sono già ottimi per lasciare il segno.

Siti fotografici che lasciano il segno

I consigli per un sito fotografico perfetto

  • Lascia che le immagini parlino da sole. Non usare troppi effetti per le tue foto. In questo caso “less is more”.
  • Crea il tuo portfolio intorno a un concetto preciso: che tu voglia mostrare le foto separandole in categorie oppure in una galleria che racchiude insieme diversi temi, la cosa più importante è farlo in modo coerente.
  • Crea una palette di colori armoniosa. Puoi usare colori vivaci o immagini ad alta saturazione, ma ciò che conta è che funzionino bene insieme. I colori delle tue foto devono combinarsi con quelli del tuo sito per creare un’impressione generale ben equilibrata.
  • L’home page deve catturare l’attenzione. Scegli una foto che lasci il segno e usala nell’intestazione o come sfondo della home page.
  • Usa i social! Molti fotografi ottengono nuovi lavori grazie alle recensioni ed è proprio per questo che è importante includere i bottoni dei social media sul sito e rimanere in contatto con i clienti che potrebbero segnalarti ad altri.
  • Assicurati di usare al meglio i bottoni e di mostrare i tuoi contatti. Il tuo sito è una vetrina perfetta per mostrare i tuoi lavori, ma può anche aiutarti a ottenere nuovi clienti. Aggiungi in fondo alla pagina i bottoni che rimandano ai tuoi contatti e usa un blocco prenotazioni per trasformare sempre più visitatori in clienti.
  • Sii trasparente. Includi una sezione dedicata alle FAQ, alla tua offerta o altri elementi simili e aiuta i potenziali clienti a farsi un’idea del tuo modo di lavorare già dal tuo sito fotografico.

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Successo nell’e-commerce: “Ogni ordine è una scarica di adrenalina!” https://www.jimdo.com/it/blog/benedikt-dancetowels/ Fri, 28 Jan 2022 16:21:02 +0000 https://www.jimdo.com/it/blog/?p=1001 Tantissime idee brillanti nascono dalla volontà di qualcuno di migliorare qualcosa che esiste già, e anche nel caso di Benedikt è stato così.

Da vero appassionato di Lindy Hop (un tipo di ballo swing), Benedikt era spesso alle prese con il sudore mentre ballava. Tuttavia, non ci pensava proprio a portare con sé un asciugamano sulla pista da ballo, e così ha deciso di creare la sua linea di asciugamani in microfibra che si asciugano in pochi minuti e che somigliano a eleganti sciarpe.

Ora ha deciso di vendere i suoi prodotti online, dove vanta una clientela di nicchia. Per iniziare, Benedikt ha creato il suo shop online e poi ha testato diversi modi per promuovere i suoi prodotti senza spendere grandi somme. In questa intervista, ci spiega esattamente come ha fatto.

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Uno shop online personale in pochissimo tempo

L’idea di Benedikt è nata grazie al suo hobby. La sua sfida principale era riuscire a raggiungere un target specifico con un prodotto così di nicchia: come fare ad arrivare a chi davvero aveva bisogno dei suoi asciugamani?

Benedikt ha subito capito che essere online porta tanti vantaggi. “Tutto ciò che ti serve è un prodotto da vendere, poi, in pochi clic, puoi creare il tuo shop online e iniziare subito!”

Ha così creato il suo shop online con Jimdo in pochi clic. “Per me era molto importante limitare i costi”, afferma Benedikt, “BJ Dancetowels era un’avventura del tutto nuova”.

Per questo ha scelto una soluzione per il suo shop che non prevedesse commissioni: “Il 100% di ciò che guadagno è mio”.

30 ordini con un solo post

La piccola impresa di Benedikt ha preso il via grazie alla strategia di marketing più antica del mondo: i contatti personali.

Grazie alle sue conoscenze nel mondo del Lindy Hop, Benedikt ha contatti con molti ballerini famosi che viaggiano il mondo con i Dancetowels “made in Kassel” nella loro valigia. “Quella del Lindy Hop è una nicchia molto particolare, dove non c’è mai stato niente come i Dacetowels”. Ma Benedikt usa anche altre strategie di marketing.

Attualmente, sta sfruttando due potenzialità di Facebook. Grazie alla funzione messa a disposizione da Jimdo, Benedikt ha collegato il suo shop online al suo account di Facebook. In questo modo può condividere i suoi Dancetowels nei gruppi di discussione della sua community in modo semplicissimo: “Posso gestire tutto attraverso il mio shop creato con Jimdo e aggiornare da qui in automatico anche il mio catalogo Facebook. Posso anche postare annunci in pochi clic! È facile e pratico”.

Ma la strategia preferita da Benedikt è quella dell’influencer marketing: “Basta che un famoso ballerino di Lindy Hop indossi un Dancetowel a un evento o posti una foto mentre lo usa e posso ricevere anche 30 ordini!” A volte i primi ordini arrivano proprio in occasione di un evento. “Se vedi un ballerino in pista con un Dancetowel che ti piace, ti basta andare sul mio shop online dal tuo smartphone e comprarne uno”.

“Ogni sogno può diventare realtà con Jimdo”

Guardandosi indietro, Benedikt non ha timore di affermare che creare un business dalla sua passione è stato molto più facile di quanto si aspettasse. “Jimdo non ti aiuta solo quando devi creare uno shop, ti aiuta anche ad aumentare la tua visibilità su Facebook, Google, ecc. e quindi a vendere.”

Per Benedikt, l’ostacolo più grande sta nel superare le proprie aspettative e credere in se stessi e nella propria idea: “All’inizio è difficile credere che qualcuno comprerà qualcosa da te. Quando ho venduto il mio primo prodotto non ci potevo credere e, ancora oggi, ogni vendita è come una scarica di adrenalina!”

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L’imprevedibile e meravigliosa quotidianità della libera professione https://www.jimdo.com/it/blog/professione-artista/ Tue, 27 Jul 2021 11:48:09 +0000 https://www.jimdo.com/it/blog/?p=831 Dal lunedì al giovedì Farina lavora come Business Performance Manager in un’azienda che si occupa di logistica. Ogni venerdì, smette i panni del lavoro d’ufficio e indossa quelli dell’artista. Anche nell’ambito di questa attività creativa Farina continua a occuparsi di marketing, contabilità e ordini. 

L’accumulo di incombenze suonerà familiare a tutte le persone che lavorano in proprio. Trasformare un hobby in una professione consente di dedicare più tempo a una passione, ma comporta anche nuovi impegni. 

Vista la doppia attività, per Farina non esiste una tipica giornata lavorativa: soprattutto il venerdì può essere imprevedibile. 

Il sogno: “Portare colori e felicità nelle case”.

Farina dipinge quadri in acrilico. Attraverso le sue opere d’arte dai colori vivaci, vuole portare nelle case leggerezza e gioia di vivere. L’ispirazione arriva da “piccoli momenti di felicità”: un bel fiore lungo la strada, un pettirosso che si posa sulla finestra della cucina, una meravigliosa combinazione di colori. Farina ha uno sguardo capace di cogliere la bellezza nella quotidianità e, una volta trovata l’ispirazione, si perde nel processo creativo della pittura, dimenticandosi di tutto il resto. 

Un’immagine idilliaca e romantica della vita d’artista, vero? In parte è così. Ma quando la passione diventa un lavoro, la giornata può dirsi conclusa quando l’opera è portata a compimento, si lascia asciugare la tela e si lavano i pennelli. Anzi a partire da quel momento inizia un’altra importante fase, non meno impegnativa, del mestiere. 

La decisione: “Dedicare più tempo alla mia Arte”. 

La creatività e la pittura hanno sempre fatto parte della vita di Farina, ma con l’ingresso nel mondo del lavoro, il tempo da dedicare a queste passioni è via via venuto meno. La gioia provata nei momenti di creatività è rimasta, tanto che Farina si è ritrovata spesso a pensare: “Dovrei dedicare più tempo alla mia Arte”. 

L’esigenza di ritagliarsi degli spazi tutti per sé è comune a molte persone. Facile a dirsi, ma difficile a farsi. Questo era il pensiero della stessa Farina fino al 2020, anno in cui ha deciso di ascoltare i suoi bisogni e di agire: di lì a poco ha ridotto le ore di lavoro. “Non volevo più nascondermi dietro a giustificazioni, pensando a cosa non avrebbe potuto funzionare. Dovevo vincere le mie paure”. 

Routine, questa sconosciuta.  

Ci sono venerdì in cui Farina sta davanti al cavalletto dalla mattina alla sera. Macchie di colore sui vestiti e pennello alla mano, sperimenta con acrilici e acquarelli. La pittura per lei è pura felicità. Le giornate più belle sono quelle in cui può dedicarsi indisturbata alla sua passione. 

C’è da dire che la creazione artistica è strettamente legata all’ispirazione e all’umore, per cui ci sono giorni in cui Farina dipinge ininterrottamente e altri in cui la tela rimane intatta. Anche nei momenti meno ispirati, non c’è spazio per la noia perché la pittura è solo una parte del lavoro dell’artista. 

La maggior parte del tempo viene impiegato nel marketing, visto che l’obiettivo è quello di far uscire i quadri dall’atelier e trovare loro una nuova “casa”. Ecco che allora Farina si impegna in una serie di attività che in un’azienda sarebbero svolte da un intero team: scatta le foto alle opere, scrive titoli e descrizioni, le carica sul sito e sullo shop online, le condivide sui profili social, le promuove inviando newsletter. Anche la vendita delle opere comporta lo svolgimento di alcune incombenze: preparazione di fatture, impacchettamento dell’ordine, organizzazione della spedizione. Soprattutto durante i periodi festivi, l’atelier di Farina è letteralmente invaso da pacchetti pronti per essere spediti. 

Diventare boss di se stessi? È possibile

Ogni giovedì pomeriggio, i colleghi e le colleghe di Farina la guardano andare via, pensando quanto sia fortunata nel potersi già tuffare nell’agognato fine settimana. In effetti il venerdì mattina Farina non deve svegliarsi presto e uscire di casa alle otto e mezza per prendere la metro e arrivare puntuale al lavoro. 

La libertà di svegliarsi all’orario che preferisce, non vuol dire che non prenda sul serio la sua attività artistica. Al contrario Farina sa perfettamente che tutto quello che fa, ha un impatto diretto sulle idee e sui progetti che le stanno a cuore. La differenza rispetto al suo primo lavoro? La possibilità di scegliere e fare esattamente quello che vuole fare: dipingere, marketing, contabilità e così via. Ed è proprio questa la parte più bella del suo lavoro di artista indipendente: l’autodeterminazione. 

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Un podcast queer: Stadt.Land.Schwul https://www.jimdo.com/it/blog/podcast-queer/ Thu, 24 Jun 2021 14:54:27 +0000 https://www.jimdo.com/it/blog/?p=798 Il titolo del podcast creato da Patrick e Flo prende spunto dal gioco “Frutta, cantanti, colori, città”, solo che gli autori hanno modificato il nome del gioco usando le parole “Stadt.Land.Schwul” ovvero “Città, paese, gay”. La vita di chi appartiene alla comunità LGBTQ+ non è facile, né in grandi città, come Amburgo e Berlino, e neanche nei piccoli paesi: è difficile crescervi e venire fuori. 

Da adolescenti sia Patrick che Flo non si conoscevano ancora, ma crescendo entrambi hanno iniziato a rendersi conto che il loro orientamento sessuale non era ben visto. Discriminazione e intolleranza li hanno spinti a cercare una nuova casa: la colorata Berlino. In questa città, otto anni fa, si sono conosciuti al Folsom, una festa di strada dedicata al fetish. Da allora sono diventati amici inseparabili. 

L’idea: informare in modo divertente

La capitale tedesca è stimolante, queer, colorata, multisfaccettata. Così la descrivono Patrick e Flo che poi aggiungono: “È come vivere in una bolla. Ci rendiamo conto che anche qui i pregiudizi sono duri a morire’”. Da qui è nata l’idea di dare il loro contributo per migliorare le cose, non solo per chi vive a Berlino, ma anche e soprattutto per le persone che abitano al di fuori di grandi città. Forti della consapevolezza che, soprattutto i paesi di provincia si caratterizzano per la scarsa accettazione del mondo queer e per l’impossibilità di raccogliere informazioni su certi argomenti, Patrick e Flo hanno dato vita due anni fa al loro progetto del cuore. Hanno iniziato a registrare le loro chiacchierate private su varie tematiche queer: genere, travestitismo, famiglie arcobaleno. Il filo conduttore dei discorsi? Una buona dose di umorismo e la totale assenza di peli sulla lingua. 

È così che è nato il podcast Stadt.Land.Schwul. Patrick e Flo hanno il dono di spiegare le cose in modo cristallino, ma senza rinunciare alla leggerezza. Dopo aver ascoltato le loro registrazioni non si ha la sensazione di aver preso parte a una lezione scolastica, bensì di aver trascorso una serata interessante tra amici comodamente seduti sul proprio sofa. 

Podcast queer Stadt.Land.Scwhul

Come il bar queer all’angolo, ma online 

Il podcast funziona e ha avuto successo perché Patrick e Flo hanno opinioni differenti sui vari argomenti. “Accade lo stesso all’interno della scena queer, esiste una diversità di posizioni sui diversi temi. Ci piace dire che entrambi stiamo sotto l’arcobaleno, simbolo della community, solo che Patrick sta a un’estremità e io all’altra”, così ci racconta Flo. 

Capita quindi di confrontarsi, anche in modo acceso, sul concetto di genere come costrutto 

sociale e culturale e se sia giusto o meno che persone cis recitino personaggi queer nei film. Forse termini come “genere”, “cis” e “queer” ti sono sconosciuti? Niente paura. Tutti gli argomenti vengono sviscerati con estrema chiarezza e semplicità. 

C’è spazio anche per tematiche molto serie, come ad esempio il lavoro sessuale o le malattie sessualmente trasmissibili. In questi casi Patrick e Flo esprimono delle opinioni a partire dalla propria esperienza o invitano un ospite: può trattarsi di amic*, conoscenti, oppure di espert* specializzat* in un determinato argomento. 

Stadt.Land.Schwul vuole essere raggiungere il proprio pubblico esattamente dov’è. Ecco perché sia Patrick che Flo, prima della pandemia, hanno spesso girato col loro microfono presso festival queer, eventi drag e altri importanti appuntamenti come il Christopher Street Day (la giornata dedicata al pride). Un giorno hanno accompagnato la drag queen berlinerse Glora Viagra, intervistando nel frattempo tante persone della comunità. Il motto dei nostri podcaster? Stare in mezzo, invece che fare da semplici comparse. Raccontano: “Chi ci ascolta, spesso non ha la possibilità o il “coraggio” di partecipare a questi eventi nella vita reale. Attraverso il nostro podcast e le nostre interviste, noi diamo a queste persone la possibilità di prendere parte alla vita queer”. 

Podcast queer Stadt.Land.Schwul

Lo scopo: stimolare il pensiero e il confronto

Lo scopo del podcast non è quello di convincere chi ascolta ad avere una specifica opinione su un determinato argomento, bensì quello di offrire spunti di pensiero, ascoltare, discutere e cercare di capire. “Vogliamo stimolare le menti e raggiungiamo il nostro obiettivo principale ogni volta che ci riusciamo! La cosa più bella è cercare di coinvolgere l’intera community in questo processo”. Il podcast ha ricevuto molti feedback positivi: da chi ne ha tratto beneficio per superare certe insicurezze, da parte di familiari di persone queer che volevano avere informazioni e elementi per capire o semplicemente da chi è incappat* nel podcast in modo del tutto casuale. Naturalmente ci sono state anche delle critiche, ma sono sempre ben accette. “Non siamo perfetti e siamo sempre felici di imparare. Una critica è comunque segno che il tema interessa e stimola la discussione!”, sostengono Patrick e Flo. 

Stadt.Land.Schwul è sicuramente uno dei podcast queer più ascoltati in Germania, ma ci sono comunque ampi margini di miglioramento. “Continuiamo a essere ascoltati da un pubblico di nicchia, mentre invece con i nostri contenuti vorremmo raggiungere ancora più persone, anche quelle che non fanno parte della community!”. Questa è l’aspirazione di Patrick e Flo. Noi pensiamo che siano sulla buona strada per raggiungere il loro obiettivo e speriamo di aiutarli a diffondere il messaggio attraverso questa intervista. 

Per maggiori informazioni sul podcast, consigliamo di consultare il sito web e il profilo Instagram di Stadt.Land.Scwhul.

Abbiamo chiesto a Patrick e Flo di spiegare i termini più importanti apparsi in questa intervista: 

LGBTQ+: acronimo che sta per Lesbiche, Gay, Bisessual*, Trans e Queer. Indica i vari orientamenti sessuali e le identità presenti nella comunità queer.  

Queer: termine che raccoglie tutte le persone che non si riconoscono nella norma eterosessuale. 

Genere: costrutto sociale, culturale e comportamentale distinto dal sesso che invece è stabilito dalla nascita. 

Cis*: Cis* indica l’identificarsi con il sesso attribuito dalla nascita.  

Arcobaleno: simbolo della comunità LGBTQ+. 

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Evoluzione logo: lasciati ispirare e crea il tuo https://www.jimdo.com/it/blog/evoluzione-logo/ Mon, 12 Apr 2021 13:57:12 +0000 https://www.jimdo.com/it/blog/?p=679 Nel nostro articolo su come creare il logo perfetto per la tua attività abbiamo elencato le cinque caratteristiche fondamentali che deve avere un logo di qualità: semplicità, memorabilità, versatilità, durabilità e flessibilità. 

Prendendo spunto dalle caratteristiche di durabilità e di flessibilità, in questo articolo  ti mostriamo alcuni esempi di importanti loghi che si sono evoluti nel tempo. Speriamo così di aiutarti a trovare la giusta ispirazione per creare o rinnovare il logo della tua attività. 

Perché creare un nuovo logo o aggiornare quello esistente?  

Nel corso del tempo un’azienda ricorre di solito a diversi loghi. Questo insieme di loghi forma l’identità e la memoria visiva dell’impresa, in cui convergono i valori del brand, le tradizioni e i punti di forza e distintivi rispetto alla concorrenza.

I motivi che spingono un’azienda a creare un nuovo logo o ad aggiornare quello che ha già sono principalmente due: 

  • Look datato. Passato un certo periodo di tempo, il logo inizia ad assumere un aspetto obsoleto, vecchio, “stanco”. Ecco perché anche i marchi più affermati lo modificano per renderlo più attuale, senza tuttavia alterare la brand identity
  • Cambiamento dei servizi/prodotti offerti o del mercato in cui opera l’azienda. 

In questo caso cambia il target dei/delle potenziali clienti che l’azienda vuole raggiungere. È fondamentale che il logo riesca ad attrarre l’attenzione e a comunicare con l’attuale mercato di riferimento. A volte le aziende modificano la propria offerta, ma dimenticano di adattare il logo di conseguenza.

Vediamo ora come questi due motivi abbiano influenzato in concreto la trasformazione di cinque loghi tra i più conosciuti al mondo. 

Evoluzione di loghi famosi  

1. Algida  

Logo Algida 1946
1946

Il primo logo del 1946 era formato da uno scudo contenente il nome dell’azienda, Algida, il quale deriva dal latino “algidus” che vuol dire freddo, glaciale. Il rimando alla sensazione di freddo era inoltre rafforzato dal simbolo del cristallo di neve. L’azienda era nata proprio quell’anno, quindi era importante chiarire il settore in cui operava: la produzione a livello industriale di gelati. Da qui la decisione di indicare nel logo il tipo di industria. 

I colori utilizzati inoltre erano un omaggio ai gusti di gelato più richiesti: crema e cioccolato. 

Logo Algida 1950
1950 

Negli anni cinquanta l’Algida è una realtà affermata in Italia per cui viene meno l’esigenza di spiegare il settore in cui opera. La descrizione inserita nel logo viene sostituita dallo slogan in rima “il gelato fidato” che suggerisce l’autorevolezza del marchio e comunica come la qualità dei prodotti Algida sia una certezza riconosciuta. Ci si può fidare della bontà dei gelati prodotti da questa azienda. 

Questo cambiamento nella strategia comunicativa si riflette non solo nei testi, ma anche nella grafica del logo: non più uno scudo, bensì un rettangolo dai bordi arrotondati e diviso da una curva sinusoide che separa il nome dell’azienda dallo slogan. 

Logo Algida 1983
1983

Nel corso degli anni l’azienda continua a crescere e vuole comunicare in modo più diretto i valori del brand e l’immaginario a cui si ispira: la libertà, le vacanze, la gioia dell’estate. Ecco perché nel 1983 il logo cambia radicalmente. Un sole arancione fa da sfondo alla scritta Algida stagliata in prospettiva. Ogni singola lettera emerge dal centro del sole, come un raggio di luce che illumina chi guarda. 

Il riferimento alla tradizione rimane nella scritta, grazie ai classici colori crema e cioccolato. 

Logo Algida 1998
1998

Negli anni novanta c’è l’esigenza di usare un logo che sia efficace nei vari paesi in cui vengono venduti i gelati dell’azienda, rilevata nel frattempo da Unilever. In ogni paese viene adottato un nome diverso, capace di creare una connessione emotiva tra il brand e gli/le acquirenti: rimane Algida in Italia, Langnese in Germania, Olà in Portogallo, ecc. Anche l’immagine deve rinnovarsi e rispecchiare la nuova strategia glocal: il sole lascia il posto a un doppio cuore rosso stilizzato e cambiano il font e il colore usati per il nome del brand. 

Logo Algida 2003
dal 2003 fino a oggi

Il simbolo del cuore è recepito favorevolmente nei vari paesi, per cui il logo rimane sostanzialmente intatto fino ad oggi. Dopo qualche anno viene aggiornato e leggermente semplificato. Cambia il font e si usano solo due colori: il rosso per lo sfondo e il bianco per la scritta e per il cuore stilizzato. 

2. Barilla 

Logo Barilla 1877
1877

Il primo logo Barilla del 1877 mostra un giovanissimo garzone che rovescia il tuorlo di un uovo all’interno di una cassa che contiene farina. L’uovo è scelto di proposito in quanto simbolo di abbondanza e vita e inoltre è uno degli ingredienti principali della pasta artigianale, prodotto di punta dell’azienda insieme al pane.  

Logo Barilla 1949
1949

Successivamente il garzone scompare dal logo e rimane solo il nome dell’azienda che verrà circondato, nel 1949, da un rettangolo di colore rosso con i bordi arrotondati. 

Negli anni a seguire la pasta viene prodotta su scala industriale e la continua crescita dell’azienda si riflette in diversi ritocchi al font e alla forma del logo che da rettangolare diventa ovale. 

Logo Barilla dal 1954 fino a oggi
dal 1954 a oggi

Nel 1954 la scritta viene circondata da un doppio ovale, uno interno di colore rosso e un altro esterno bianco: è un richiamo alla tradizione, visto che l’immagine ricorda un uovo sodo tagliato a metà. 

È l’inconfondibile logo che rappresenta tuttora l’azienda e che vediamo sulle scatole della pasta disposte negli scaffali dei supermercati in moltissimi paesi.  

3. Ferrero

Logo Ferrero 1946
1946

Il primo logo Ferrero del 1946 mostra la riproduzione della firma del fondatore e la tipica maschera piemontese di Gianduja che dà anche il nome al primo prodotto: il Giandujot, una pasta di nocciole, zucchero e cacao. L’utilizzo di questa specifica maschera non è casuale, visto che l’azienda è stata fondata ad Alba, città che si trova in Piemonte. 

Logo Ferrero 1954
1954

Nel corso degli anni cinquanta la produzione di Ferrero cresce e si diversifica. Il gianduiotto non è più il prodotto di punta e quindi viene meno il senso di associare il brand alla maschera piemontese. Si modifica il logo: contiene la sola firma Ferrero stilizzata e sormontata dalla corona, simbolo legato alla città di Alba, il cui nome viene riportato nella parte inferiore del marchio. L’azienda vuole che il logo simboleggi ancora il forte legame tra il brand e il territorio locale in cui vengono confezionati i suoi prodotti. 

Logo Ferrero dal 1964 fino a oggi
dal 1964 fino a oggi

Nel 1964 il logo cambia ancora per rispecchiare la crescita continua dell’azienda e l’arrivo di molti nuovi prodotti di successo, tra cui la famosissima Nutella. Visto che l’azienda si rivolge ormai a un mercato internazionale, scompare qualsiasi riferimento locale al territorio. Rimane il nome Ferrero, ma scritto con un nuovo font e colore. Questo logo è rimasto praticamente invariato fino ad oggi. 

4. Martini

Logo Martini 1904
1904 

Il primo logo Martini del 1904 è composto dai cognomi degli imprenditori, Martini e Rossi, che rilevarono la distilleria nata qualche anno prima a Torino. Anche questa azienda vuole all’inizio sottolineare il legame col territorio, per cui il logo riporta la città in cui ha sede la prima fabbrica. 

Logo Martini 1925
1925

Il prodotto di punta dell’azienda è il vermouth che inizia ad essere venduto in tantissimi paesi. Diventa così importante che il nome Martini viene utilizzato per indicare genericamente questo liquore. Ecco perché, quando si decide di ricorrere a un nuovo logo che rispecchi la crescita dell’azienda, il nome Rossi scompare e rimane solo Martini. Questo nome sarà il protagonista del nuovo logo del 1925: font pulito di colore bianco, circondato da un rettangolo nero, a sua volta incastonato in un cerchio rosso. È il cosiddetto marchio “ball and bar” che diventerà simbolo in tutto il mondo dell’eccellenza, della raffinatezza e della tradizione del made in Italy. 

Logo Martini dal 2003 fino ad oggi
dal 2003  fino a oggi

Il logo è così amato e strettamente legato all’azienda che rimarrà invariato per decenni, salvo l’inserimento nel 1995 di un bordo grigio che circonda sia la barra che il cerchio. Solo nel 2003 sorgerà l’esigenza di svecchiare un pochino la grafica: verrà modificato il font e il cerchio assumerà un aspetto tridimensionale grazie all’aggiunta di una leggera ombreggiatura. 

5. Gucci

Logo Gucci 1921
1921

Il primo logo Gucci del 1921 riporta semplicemente la firma del fondatore dell’azienda. 

Il carattere è in un elegante corsivo che rispecchia la raffinatezza dei primi prodotti: articoli di pelletteria, guanti e valigeria ispirati allo stile inglese e al mondo dell’equitazione. 

Logo Gucci 1955
1955

Negli anni successivi i prodotti vengono comprati prima di tutto da aristocratici con la passione dell’ippica e poi, mano a mano che l’azienda cresce in vari mercati, da star del cinema e da ricchi esponenti del jet set internazionale. Come abbiamo visto per gli altri loghi presentati fino a ora, l’espansione di un’azienda fa nascere quasi sempre l’esigenza di ricorrere a un nuovo logo ed è così anche per Gucci. Negli anni cinquanta, il nome in stampatello viene riportato sopra uno stemma araldico che raffigura un cavaliere che indossa una valigia e una borsa da viaggio. Lo stemma vuole creare un’associazione tra il brand e i fasti del medioevo fiorentino. È un richiamo all’immaginario della cavalleria e della nobiltà: un modo per sottolineare a livello visivo il lusso e l’esclusività dei prodotti Gucci. 

Logo Gucci 2009
2009

Negli anni sessanta Aldo Gucci, uno dei tre figli del fondatore, opta per un ritorno al minimalismo grafico delle origini e disegna un nuovo logo che inizialmente comparirà solo su alcuni prodotti: due G disposte nei modi più svariati (fuse in un cerchio, contrapposte, invertite e in forma astratta). 

Bisognerà aspettare gli anni novanta affinché la doppia G venga adottata come marchio ufficiale. Nel 2019 le lettere sono sovrapposte e rivolte entrambe a destra. 

Usa l’ispirazione per creare o rinnovare il tuo logo

Come avrai potuto notare, tutti i loghi di cui abbiamo parlato sono stati realizzati prendendo spunto da idee estremamente semplici, ma efficaci. 

Il punto di partenza è sempre il nome dell’attività che a volte viene eliminato dal logo quando il brand diventa talmente tanto forte e famoso da essere immediatamente associato all’azienda (es.: Gucci). 

È quindi fondamentale scegliere con cura il nome dell’attività (es.: Algida) o in alternativa usare il proprio nome e/o cognome (es.: Martini). 

Fatto ciò, potrai accostare al nome delle immagini o dei simboli che rimandino al settore industriale o professionale in cui operi (es.: il cristallo di neve per Algida, l’uovo per Barilla, il cavaliere con valigia e borsa da viaggio per Gucci); alle tradizioni locali e al luogo in cui ha sede la tua attività (es.: la maschera piemontese e la corona per Ferrero); all’immaginario che vuoi evocare (es.: il sole e il cuore di Algida). 

Noi di Jimdo pensiamo che la possibilità di creare o adattare il proprio logo non debba essere prerogativa delle aziende che fin dall’inizio hanno un grosso budget. 

Per questo abbiamo sviluppato il nostro Logo Creator completamente gratuito. Usalo per: 

  • Creare da zero il primo logo per la tua attività
  • Se pensi che il tuo logo attuale sia obsoleto e ne vuoi uno nuovo di zecca
  • Per testare varie idee e per creare una versione da usare come base da modificare successivamente con strumenti di modifica immagine. Se non sai quali usare, consulta il nostro articolo dedicato alle alternative gratuite a Photoshop

Crea un logo per mettere in risalto la tua attività.

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Come sviluppare un’idea di business valida durante l’isolamento https://www.jimdo.com/it/blog/intervista-pato-cervantes/ Thu, 18 Mar 2021 15:22:08 +0000 https://www.jimdo.com/it/blog/?p=639 Nuovo mese, nuova motivazione, nuovo mantra: abbiamo intervistato una vera e propria fonte di ispirazione. “Se posso farlo io, puoi anche tu. Se puoi farlo tu, posso anche io!” dice Pato Cervantes, istruttore di fitness messicano che vive ad Amburgo, in Germania. 

Immagina come deve essersi sentito quando tutte le palestre hanno dovuto chiudere. Vuoto, a disagio, senza motivazione e scopo. 

Nonostante ciò, Pato non ha permesso che la situazione spegnesse la passione per il suo lavoro. Com’è riuscito a mantenere il contatto con i/le clienti? In che modo l’isolamento ha influenzato la sua vita? Cosa ha imparato e quali consigli ha per te? 

L’isolamento ha cambiato la tua vita?

Moltissimo! Ho sentito soprattutto la mancanza delle persone. Fino a quel momento ne allenavo circa quaranta, divise in diversi orari della giornata. All’improvviso è cambiato tutto: le palestre serrate, tutti costretti a stare a casa e quindi ad allenarsi al chiuso. 

Ho sentito lo stomaco stringersi e un sacco di domande hanno iniziato ad affollare la mia testa. Quanto sarebbe durata quella situazione? Cosa avrei dovuto fare? Tornare in Messico per stare con la mia famiglia durante la pandemia? 

Ho deciso di rimanere ad Amburgo. “Respira”, mi sono detto. “Lascia fluire le emozioni. La sopravvivenza viene prima di tutto”. Questo approccio mi ha aiutato a valutare meglio la situazione. Mi ha permesso di adattarmi, riprendere il controllo e pianificare i passi successivi da intraprendere. 

E molte persone hanno seguito questi passi. Com’è successo? 

Sì, è stato incredibile! È successo intorno a metà marzo 2020. Dopo due settimane di shock, ho messo su una palestra a casa: ho ordinato un sacco di attrezzatura fantastica! 

Mi mancava però la motivazione, nonostante io sia un istruttore di fitness. Ho pensato ai miei amici, alle persone che vivevano nelle case vicine, al fatto che tutti stessero cercando di rimanere attivi, ma molto spesso in totale solitudine. “Come possono riuscirci in pieno isolamento?”, mi sono chiesto. 

Questa è stata la molla che ha fatto scattare tutto: la necessità di mantenere e alimentare il senso di comunità, dello stare insieme. L’esigenza di riunire ancora le persone, motivandole a fare qualcosa di buono per tutti, ad esempio trenta minuti al giorno di buonumore, musica ed esercizio insieme all’aria aperta. Ho quindi appeso dei messaggi sulle porte delle case nella mia strada, ho sistemato le casse fuori e ho iniziato! 

L’accoglienza è stata fantastica: sulla TV e sui social abbiamo visto vicini di casa, famiglie e anziani allenarsi insieme sui loro balconi e divertirsi un mondo. Che effetto ha avuto tutto ciò su di te?  

Persone che non avevano mosso un muscolo negli ultimi quindici anni, hanno iniziato ad allenarsi. Famiglie e vicini di casa, tutti insieme. Le loro risate e i loro applausi durante gli allenamenti mi facevano venire i brividi! Sono davvero grato per questa sensazione perché è quello che mi rende felice! 

È stato importante rendermi conto degli obiettivi che posso raggiungere da solo. Ho avuto la capacità di conoscermi meglio e di diventare più forte in un periodo incerto come questo.  

Un altro aspetto positivo: la possibilità di andare fuori, suonare gli ottanta e più campanelli nel vicinato e vedere aprirsi tutte le porte. Questo senso di comunità significa tutto per me. 

Come si sono evolute poi le cose?

Ho iniziato a ricevere richieste da parte di persone che vivevano in altre parti della città: volevano andassi anche da loro, ma io sono rimasto fedele alla mia via. A quel punto le persone si sono spostate nel nostro quartiere. I balconi erano pieni e alla fine anche le strade. 

È stato in quel momento che mi sono reso conto di aver bisogno di essere presente online. Avrei potuto condividere online sia gli allenamenti che la meravigliosa atmosfera creatasi nella vita reale. E questo con qualsiasi persona, a prescindere dal luogo in cui si trovasse! Volevo inoltre dare a tutti/e la possibilità di conoscermi meglio. Quello è stato il mio momento Jimdo: ho creato il mio sito web.  

Tutto questo è successo durante il primo isolamento e a marzo avevi già lanciato il tuo primo corso online, Soul-Tribe, giusto? 

Sì, esatto! Non sono assolutamente un fanatico della tecnologia, ma è stato davvero semplice. Ho deciso di creare il sito, cercato come avrei potuto fare e alla fine scoperto che con Jimdo ci sarei riuscito da solo! Il collegamento del sito a PayPal e l’impostazione dei pagamenti sono state davvero semplici, sia per i miei clienti che per me.  

Di recente hai anche lanciato un’app dedicata al fitness. Cosa offre esattamente? 

Ho preparato un programma di allenamento completo per quattordici giorni: meditazione, esercizi, musica, suddivisi giorno per giorno secondo il piano scritto da me con tanta passione e amore. 

Ho immaginato come stessero i miei/le mie clienti e di cosa avessero bisogno: più pace, più felicità, più gratitudine. Rafforzare mente e corpo: è questo l’obiettivo principale del mio programma. Voglio avvicinare le persone al mio stile di vita e migliorare la qualità della loro.   

Sembra quasi che la tua idea si sia sviluppata del tutto naturalmente, in pochi giorni. È così? 

In realtà la realizzazione del progetto ha richiesto diversi mesi. All’inizio non avevo nessuna idea di come raggiungere le persone online. Per fortuna mio cugino mi ha aiutato con la strategia marketing e social. Ho costruito la mia community su Instagram, condiviso ogni giorno dei video e dato delle anticipazioni sui contenuti futuri. È stato così che le cose hanno iniziato a muoversi. 

Alcune delle testimonianze lasciate sul tuo sito sono davvero emozionanti. Come viene accolto in generale il tuo programma? 

È meraviglioso! Molte persone mi dicono che non sapevano fosse così facile meditare o che non si immaginavano quanto modificare alcune piccole abitudini potesse migliorare la qualità della vita. L’aspetto più bello è che una volta cambiate in positivo alcune abitudini, non si torna più indietro. Questo riscontro mi dimostra che sto lavorando nella giusta direzione.  

Molti freelance stanno affrontando la stessa situazione che hai vissuto in passato. Hai consigli da dare loro? Cosa ti ha aiutato a identificare nuove opportunità per te e per il tuo business? 

Penso sia necessario avere molto più che un semplice obiettivo in mente. Quello si può sempre realizzare, qualsiasi esso sia. Il punto però è riflettere su ciò che si ha da dare, sul significato di quello che si sta facendo e sui benefici che può apportare ad altre persone. 

Questa riflessione mi ha aiutato a trovare e sviluppare, nel bel mezzo dell’isolamento, un’idea davvero valida e significativa. Possono riuscirci anche altri e altre! I risultati dipenderanno a quel punto dall’impegno e dalla passione che ci metti. Quindi il mio consiglio è: “Decidi quello che vuoi fare e fallo!”.  

Lo slogan sul tuo sito dice: “Tutti per uno e uno per tutti. Se posso farlo io, puoi anche tu. Se puoi farlo tu, posso anche io.

È il mio mantra: ci credo fermamente. 

Grazie mille per questa intervista, Pato! 

Sei in cerca di più ispirazione? Guarda il sito di Pato e il suo profilo Instagram

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I post più letti del 2020 https://www.jimdo.com/it/blog/post-piu-letti-2020/ Tue, 29 Dec 2020 15:21:44 +0000 https://www.jimdo.com/it/blog/?p=553 È stato un anno difficile, soprattutto per le aziende. Tuttavia, il 2020 ci ha anche insegnato che i piccoli imprenditori e imprenditrici, freelance, lavoratori autonomi e indipendenti sono incredibilmente resilienti. La loro capacità di resistere e adattarsi a una situazione di incertezza, in costante cambiamento, ci ha lasciati a bocca aperta.

Noi di Jimdo abbiamo cercato di supportarli con consigli, articoli e guide sul nostro blog. Qui abbiamo raccolto i 10 post più letti negli ultimi 12 mesi: speriamo che tu possa trovarli altrettanto utili.

Consigli per il sito

  • 6 consigli per creare un sito web personalizzato: dal 2007, sono stati realizzati 25 milioni di siti con Jimdo! Ma cos’hanno in comune i migliori? In questo articolo abbiamo raccolto 6 consigli per aiutarti a creare un sito web personalizzato di successo.
  • Crea un sito web personale per il tuo resume o CV: con un curriculum online aggiornato, puoi distinguerti dalla concorrenza e farti notare dalle aziende giuste. In questo articolo ti spieghiamo per filo e per segno cosa dovresti inserire nel tuo CV digitale e cosa no.
  • Alternative a Photoshop: i migliori programmi per modificare foto: devi modificare foto prodotto o immagini per il tuo sito? Photoshop è uno strumento potente se sai come usarlo, ma su Google trovi molte alternative gratis (o quasi). In questo articolo ti presentiamo i 6 migliori programmi per modificare foto online e su desktop.

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Supporto e strategie per la tua attività

  • Coronavirus: consigli per imprese e professionisti: ovunque ti trovi nel mondo e di qualsiasi cosa ti occupi: coraggio, puoi farcela! Vogliamo aiutarti a iniziare il nuovo anno alla grande con alcuni consigli. Leggi questo articolo e scopri 8 misure che puoi implementare subito per proteggere la tua attività.
  • 10 cose da sapere sul tuo contratto da freelance: ritardi nei pagamenti, clienti insistenti, richieste incessanti… se gestisci un’attività e hai a che fare con i tuoi clienti, sai di cosa sto parlando! La buona notizia è che con un contratto da freelance puoi prevenire la maggior parte dei problemi più comuni.

Vendere online

  • Inizia a vendere online in 5 semplici passi: vendere online non è mai stato così facile. In questo post ti diamo qualche consiglio su come allestire il tuo shop, scrivere le pagine legali del tuo sito e trovare i primi clienti in pochi semplici passi.
  • Guida per fotografare prodotti e creare un box fotografico: se vuoi vendere i tuoi prodotti,  devi presentarli con foto di qualità professionale. Questo però non significa che tu debba investire in un fotografo professionista! In questa guida ti diamo i nostri consigli su come scattare foto spettacolari.

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Fai ripartire la tua attività con uno shop online https://www.jimdo.com/it/blog/far-ripartire-business-con-uno-shop/ https://www.jimdo.com/it/blog/far-ripartire-business-con-uno-shop/#respond Wed, 24 Jun 2020 08:28:34 +0000 https://www.jimdo.com/it/blog/?p=266 Ormai tutti sappiamo quale sia stato l’impatto devastante dell’emergenza del Covid-19 sul turismo: alberghi e attrazioni turistiche chiusi, voli cancellati, stabilimenti balneari che stentano a riaprire, ecc. Si tratta di una crisi enorme che non coinvolge solo le strutture turistiche convenzionali, come ad esempio hotel e campeggi, ma che ha messo in ginocchio tantissime altre attività collaterali che vivono sull’onda del turismo, e in Italia sono tantissime!

Oggi abbiamo deciso di proporti una storia che viene dalla Germania, ma che può ugualmente essere di ispirazione per le piccole e medie imprese di casa nostra. Gabi è la proprietaria del Schmidsfelden Glass Studio, un piccolo atelier di Schmidsfelden, una cittadina molto frequentata dai turisti e famosa per la lavorazione del vetro. Nonostante la riapertura, ora nell’atelier regna un silenzio assordante interrotto solo dal rumore di Gabi che crea incessantemente le sue creazioni una dopo l’altra perché qui, nonostante la mancanza di clienti in carne ed ossa, gli affari continuano alla grande online.

Da un atelier tradizionale a uno shop online

Non appena sono entrate in vigore le prime restrizioni che hanno imposto il lockdown, Gabi e suo marito Charly non si sono persi d’animo e hanno deciso di vendere le loro creazioni di vetro su internet e ora sul loro shop online è possibile acquistare perle di vetro, bracciali, collane e altre creazioni fatte a mano.

Attualmente, lo shop online rappresenta la loro principale fonte di reddito: i turisti non possono ancora visitare il grazioso paesino di Schmidsfelden e i workshop che Gabi era solita tenere per insegnare come lavorare il vetro non sono ancora consentiti. Ora che lo ha provato, Gabi è decisa a investire sempre di più sul commercio online in futuro: “Stiamo aggiungendo sempre più prodotti e speriamo che le vendite continuino ad andare bene come ora”. Tuttavia, nonostante il successo dell’e-commerce, Gabi non intende sostituire i suoi workshop con corsi online: “Le persone non vogliono solo guardare, vogliono soprattutto creare. Ecco perché sono così coinvolte. Questo non sarebbe mai possibile con internet”.

Esempio shop online creato con Jimdo
Pagina iniziale del sito
Esempio shop online creato con Jimdo
Categorie in cui sono ordinati i prodotti dello shop 
Esempio shop online creato con Jimdo
Pagina “Su di noi” del sito Schmidsfelden Glass Studio

Non arrenderti e dai sfogo alla creatività

Anche se i turisti sono ancora lontani e i corsi al momento non possono riprendere, Gabi riesce a vedere il lato positivo della situazione: era da tanto, infatti, che non si sentiva così creativa e che non aveva così tanto tempo da dedicare alle sue creazioni per ampliare la sua offerta. In questo momento sta sperimentando molte cose, ad esempio la proposta di piccoli cuori rossi di vetro che sono andati a ruba per la Festa della Mamma!

Che consiglio darebbe Gabi a tutti i creativi che attualmente soffrono per la mancanza di clienti fisici? “Provate il commercio online! Ci sono sicuramente persone disposte ad aiutarvi nella creazione del vostro shop. Specialmente in questa situazione non dobbiamo arrenderci!”. Gabi ha ragione: anche se uno shop online non sostituirà mai completamente il tuo negozio fisico, può certamente aiutarti a tenere a galla la tua attività in attesa dell’arrivo dei turisti. Lei stessa è decisa a continuare a vendere online anche quando la situazione tornerà alla normalità. In fin dei conti, uno shop online non può fare altro che arricchire la tua attività.

Scopri di più su Gabi e sulla sua attività in questo video:

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È tempo di cambiare lavoro https://www.jimdo.com/it/blog/come-capire-quando-cambiare-lavoro/ Mon, 16 Apr 2018 13:19:50 +0000 https://www.jimdo.com/it/blog/?p=217 La primavera è iniziata da poco.

Risplende il sole, il cielo è terso e l’aria elettrizzante: è un buon momento per mettere in discussione la routine della nostra vita, soprattutto quella lavorativa.

A volte è difficile capire se l’insoddisfazione derivi da un particolare periodo di stress o se sia arrivato il momento di cambiare radicalmente quello che facciamo ogni giorno.

Eccoti una breve lista di quei precisi segnali o campanelli d’allarme che indicano chiaramente che forse è ora di lasciar perdere il tuo attuale lavoro.

1. Non ti riconosci negli obiettivi e nei valori della tua azienda

Nel libro “Mangia, prega, ama” Elizabeth Gilbert cita Rumi, un filosofo Sufi che aveva chiesto ai suoi studenti di elencare le tre cose che più desiderassero nella vita. Se anche solo una di esse fosse entrata in contrasto con un’altra, ammoniva Rumi, si sarebbe stati condannati a una vita di sicura infelicità.

Lo stesso principio può essere applicato nel caso in cui i tuoi valori cozzino con gli scopi aziendali. È chiaro, non si tratta necessariamente di attività ai confini dell’illegalità, ma può darsi che dove lavori venga incoraggiata una competizione sfrenata che crea un ambiente inumano e privo di empatia. Se non ti identifichi con questo sistema, è arrivata l’ora di rivalutare le tue priorità.

Questo tipo di cultura nel contesto lavorativo sta incoraggiando la tua realizzazione personale o la sta boicottando? Consiglieresti il tuo datore di lavoro ad un amico?

Probabilmente mi sto lanciando in un panegirico senza limiti, ma una delle ragioni per cui ho iniziato a lavorare per Jimdo è proprio l’insieme dei valori della compagnia e la consapevolezza di poter aiutare in qualche modo diversi imprenditori o lavoratori indipendenti a realizzare i propri sogni. Non c’è niente di meglio di lavorare per qualcosa in cui credi poiché ti incoraggia a impegnarti con tutte le tue forze.

2. Odi andare a lavoro

Non mi sto riferendo a una settimana particolarmente stressante, tutti abbiamo delle giornatacce. Penso invece ad un autentico sentimento di odio verso il tuo lavoro e tutto quello che vi è connesso.

Come ti senti quando ti svegli il lunedì mattina avendo davanti a te la prospettiva di una lunga settimana? Se la risposta è un misto tra rabbia, squallore e tristezza, forse è il caso di iniziare a esplorare altre strade. Ciò non vuol dire dimettersi di punto in bianco, ma puoi iniziare a guardarti intorno cercando delle posizioni differenti.

Iscriviti gratuitamente a siti quali Linkedin o Stepstone e ricevi gli avvisi per gli annunci che potrebbero essere adatti a te, oppure ancora approfondisci un’attività che hai sempre amato; potrebbe essere un’occupazione da freelance, l’hobby per la cucina o la fotografia o semplicemente potresti metterti a fare i centrini con l’uncinetto accanto al caminetto nelle lunghe serate invernali!

Puoi far diventare uno di questi diversivi un lavoro remunerativo da svolgere accanto alla tua principale mansione lavorativa.

Qui trovi una serie di esempi di persone che hanno messo in piedi un business parallelo all’occupazione abituale. Probabilmente avrai già letto l’articolo del Blog su Alina, nostra collega di Jimdo che lavora anche come fotografa freelance o i post di Svenja che scrive su un Blog molto seguito nonostante abbia appena iniziato la sua professione.

3. Il lavoro sta vampirizzando la tua vita sociale

Se nel leggere il titolo il primo pensiero è stato “Vita sociale? Che diavolo è?!” non puoi assolutamente saltare questo paragrafo.

Cerca di ricordare quando è stata l’ultima volta in cui hai visto gli amici o la famiglia oppure sei andato al cinema dedicandoti ad un’attività completamente slegata dal lavoro. Ancora meglio, annota su un foglio quante ore di straordinario hai fatto questa settimana o durante il mese.

Se la follia dei tuoi ritmi professionali sta influenzando negativamente il complicato e fragile equilibrio tra lavoro e vita sociale, caricando le tue giornate di uno stress intollerabile, è ora di cambiare le carte in tavola.

Una buona idea è sempre quella di parlare col capo e passare in rassegna tutte le tue mansioni. C’è qualcosa che può essere affrontato in modo diverso o essere delegato a qualcun altro? Se non vedi alcun cambiamento nel prossimo futuro, comincia a guardarti intorno.

I fine settimana e le serate dovrebbero essere dedicate al relax. Se il tuo corpo non è messo nella condizione di ricaricare le energie, ciò si ripercuoterà negativamente sulla salute fino a portarti, nei casi più gravi di stakanovismo, a un esaurimento nervoso.

Lavorare qualche ora durante i weekend potrebbe non preoccuparti affatto, ma sappi che si tratta di una scelta rischiosa nel lungo periodo.

4. Il divertimento, questo sconosciuto

Una cara amica si è resa conto che il suo lavoro non faceva più per lei quando il nuovo capo ha vietato di usare le emoticon nella chat aziendale: se non riesci a divertirti neanche un po’, il tempo potrebbe iniziare a scorrere molto lentamente.

La noia e l’assenza di sfide ostacolano lo sviluppo professionale e la progressione di carriera nell’azienda. Prova a chiedere al tuo leader degli incarichi extra o discuti le possibilità di crescita all’interno della compagnia. Se non vedi alcuna opportunità di migliorare le tue abilità e nessuna prospettiva di maggiore responsabilità, è sicuramente un segnale d’allarme e di invito al cambiamento.

Fermati e prendi tempo per sentire, capire cosa davvero ami fare e inizia a incorporarlo nella vita lavorativa quotidiana, sia che si tratti di una nuova carriera o di iniziare un’attività tutta tua. La paura del cambiamento può essere paralizzante o al tempo stesso può rivelarsi come inaspettata e formidabile possibilità di evoluzione personale. Una frase di Jim Rohn mi dà grande carica quando mi sento sfiduciata: “Se non approvi lo stato attuale delle cose, cambiale! Non sei un albero”.

5. Nient’altro che il denaro come unica ispirazione

Il denaro non è una cattiva motivazione quando si tratta di scegliere un lavoro.

Per molte persone è anzi la ragione principale. Inizia però a cambiare il modo di pensare: stai considerando tutte le opzioni tenendo in mente quella più importante e cioè il denaro? Perché non guadagnare ancora di più e valorizzare quello che fai intraprendendo un’attività propria? Potresti persino divertirti!

L’ideale sarebbe cominciare con un piccolo capitale per tastare il terreno.

Forse hai un progetto o un hobby che hai coltivato parallelamente al lavoro?

Crea in soli 3 minuti un sito e presenta le tue abilità di personal trainer, fotografo o consulente.

Non è più così impossibile fare nella vita qualcosa che ami davvero e hai tante possibilità di raggiungere lo stesso obiettivo.

Se hai paura di non essere in grado di realizzare un sito, leggi questo articolo pieno di consigli utili per prendere il via.

6. Hai paura di un cambiamento di carriera

La passione per il rischio non è una peculiarità caratteriale così diffusa.

Molti di noi amano la sicurezza e la routine, ma a volte è necessario rinunciare a tutte le certezze per trovare qualcosa che davvero si ama fare. Se la sicurezza è l’unica ragione per cui continui a condurre la stessa vita, dovresti iniziare ad affrontare la paura del cambiamento.

Prova ad annotare pensieri e timori e accanto scrivi possibili soluzioni.

La business coach Patricia DiVecchio afferma: “Pensa ogni giorno a qualcosa che hai paura di fare e falla. In un diario trascrivi tutti i miglioramenti nel tempo. Ciò ti aiuterà ad allenare il tuo “muscolo del rischio”.

Ancora DiVecchio riconosce che la paura possa essere una grande insegnante e infondere energia per future e positive svolte esistenziali.

Quindi tira fuori tutto il coraggio che hai e prova qualcosa di nuovo, anche seguendo dei piccoli passi. Gli errori sono la premessa di qualsiasi evoluzione. Rimanendo fermi nello stesso punto non si fanno sicuramente errori, ma non si impara niente di nuovo. La chiave di tutto è imparare a credere in se stessi e avere fiducia nel proprio istinto.

Se sei arrivata/o alla fine di questo articolo, probabilmente avrai già pensato che il lavoro che fai non è giusto per te e forse allora è giunto il momento di spiccare il volo da soli. Considera tutte le alternative che si presentano davanti a te: può trattarsi di un’attività da freelance o semplicemente della realizzazione di un altro sito personale.

Scegli Jimdo per creare il sito per la tua attività.

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